"Alice rise: "è inutile che ci provi, non si può credere a una cosa impossibile".
"Oserei dire che non ti sei allenata molto", ribatte la regina.
Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz'ora al giorno. A volte riuscivo a credere a sei cose impossibili prima di colazione". (Lewis Carroll)

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sabato 11 marzo 2017

La storia della cosmetica n. 11

Nel Novecento si assistette alla democratizzazione dei prodotti cosmetici sia a livello informativo che economico. La cosmesi divenne un settore in cui investire, un vero e proprio business. Nacquero i primi saloni di bellezza dove esercitavano le prime estetiste, figura professionale introdotta per la prima volta in quegli anni. “Moltiplicandosi la disponibilità di rifornimenti e di assortimento, l’industria cosmetica alterava la natura dei suoi prodotti: con il XX secolo agli articoli di lusso si affiancava la produzione di massa. La spesa per i cosmetici prodotti industrialmente non era solo alla portata delle classi molto ricche e, di conseguenza, molte più persone potevano acquistare cosmetici”.  Molto importanti, soprattutto per la salute, furono l’introduzione della pratica sportiva ed il miglioramento delle abitudini igieniche. L’ideale di donna del Novecento medio-borghese era rappresentato da: pelle fresca e profumata, volto incipriato, guance e labbra rosse, capelli colorati con henné  , ciglia e sopracciglia nere e folte. “Ci si limitava sempre meno ad un unico vasetto di rouge multifunzionale, rossetto o profumo, così che la toilette di una donna poteva includere l’ultima sfumatura, tinta o fragranza, e i cosmetici potevano essere usati per mettere in mostra il look più nuovo, per accompagnarsi alle ultime tendenze della moda, e/o per incarnare e diffondere un’intera gamma di sottili messaggi di personalità o l’umore.”  
Nei primi decenni del XX secolo si assistette all’ascesa rapida dei cosmetici ed il trucco in particolare cominciò ad avere un ruolo fondamentale nell’espressione dell’ “io” e della personalità di ogni donna lungi dall’essere inteso quale strumento di mascheramento o di dissimulazione. “Fino al 1970-1980 i grandi imperi cosmetici furono francesi ed americani. Nel 1907 Eugéne Schueller inventò la prima colorazione per capelli (che utilizzava il principio dell’ossidazione di coloranti attivati da un agente alcalino per ottenere la sfumatura desiderata) e tre anni dopo creò la società francese delle “tinte innocue per capelli” che in seguito diventò L’Oréal. Paul Poiret fu il primo sarto a capire l’importanza legata all’abito associato al profumo e lanciò nel 1911 una sua creazione Rosine. 



La grande Coco Chanel, che rivoluzionò il mondo femminile dell’abbigliamento, si occupò anche di cosmetici; lanciò la moda del rossetto scuro e studiò la formula sintetica di un profumo che per questa sua particolarità non ne alterava l’essenza con il calore del corpo: nel 1912 nasce Chanel n.5.” 

venerdì 24 febbraio 2017

La storia della cosmetica n.10

Verso la metà dell’Ottocento, accantonato il periodo dell’ideale romantico all’insegna della sofferenza interiore ben esternata anche all’esterno, attraverso un aspetto quasi malsano e tubercolotico, si passò ad uno stile di vita più sano, con la predilezione di un viso roseo e di un fisico forte, ottenuti conducendo una vita maggiormente all’aria aperta. Bagni tiepidi con saponi erano fatti quasi ogni giorno con pulizia del capo e del corpo attraverso la frizione di prodotti specifici. Soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento tornarono in voga quali ausili al raggiungimento dei canoni di bellezza del XIX secolo il rouge a tinte delicate, colori per le labbra e per gli occhi, ciprie e prodotti sbiancanti come il magnesio e smalti al piombo. “La moda e l’uso di cosmetici forniva a certe donne modalità particolari per manifestare la loro identità di classe. Di conseguenza, se non altro presso la borghesia, i prodotti di bellezza cominciarono a perdere la connotazione negativa di maschere sociali o di mezzi per dissimulare la propria vera identità, e contribuirono alla formazione sociale di una middle class” .
L’industrializzazione e la diffusione di benessere economico nella popolazione incrementò il processo di produzione e commercializzazione di prodotti cosmetici nonché di utilizzo. Con l’introduzione di prodotti di sintesi e di nuove sostanze organiche si dette il via alla realizzazione di formule d’avanguardia. […] Da quel momento in avanti la vendita di cosmetici iniziò un’ascesa spettacolare. Mentre il commercio italiano, in quel periodo dell’Ottocento, rimase sostanzialmente legato a prodotti ancora di natura artigianale, almeno fino agli inizi del XX secolo (le donne della classe media italiana del XIX secolo spesso si preparavano da sé i propri cosmetici o facevano ricorso a preparazioni artigianali), altri paesi europei, ma soprattutto la Francia, videro la nascita delle prime grandi case cosmetiche tra cui: Guerlain (1828), Roger & Gallet (1862 che acquista la formula dell’eau de Cologne di Farina), Bourjois (1863), Coty (1905). L’ingresso sul mercato di queste grandi aziende a livello internazionale segnò profondamente le aziende italiane che non riuscivano a competere con i colossi francesi, segnando una profonda crisi nel settore.

Le grandi case cosmetiche francesi citate nacquero inizialmente come parfumieres (grazie soprattutto alla produzione industriale di alcool nei primi anni del XIX secolo) e successivamente, grazie ai proventi che riuscivano a permettersi, effettuarono una diversificazione delle linee produttive, passando alla produzione di altre tipologie di prodotto oltre ai profumi. Guerlain, ad esempio, cominciò dapprima a vendere pomate per le labbra, passando alla produzione di rossetti nel 1880 con la creazione del primo rossetto moderno. Le industrie italiane cercarono in qualche modo di contrastare e di rispondere alla concorrenza, rilanciando il talco veneziano, ciò però, non servì a molto poiché fu ritenuto inferiore al corrispondente francese.

lunedì 19 dicembre 2016

La storia della cosmetica n. 9

Dopo la Rivoluzione francese, in Francia e poi in tutta Europa, cominciarono a diffondersi gli ideali rivoluzionari, che portarono cambiamenti anche nel concetto di estetica e di bellezza. Furono recuperati i canoni classici di bellezza che prediligevano soprattutto la naturalezza, la semplicità e la grazia. Si riscoprì l’attenzione posta dai classici sulla pulizia del corpo e sull’igiene dalla persona. Infatti, si ritrovò la consuetudine del bagno e lo scrupolo dell’igiene. In Francia l’argomento “cosmetica e cura della persona” rientrava negli argomenti trattati nelle prime riviste femminili come: il “Journal de la Mode et du Goût; ou amusemens du salon et de la toilette”(1790), “La Mode Illustrée – journal de la famille” (1860), “Journal des Demoiselles”(1833) ecc.. Queste riviste settimanali, oltre che a parlare di moda e ad illustrarla, trattavano di arredamento, bon ton, critica del costume, cronaca mondana e contenevano una rubrica di consigli alle lettrici, nella quale si trattava anche di tematiche inerenti la bellezza e l’igiene della persona, nonché di trucco in voga nel periodo. 

La diffusione a mezzo stampa influì enormemente sull’incremento dell’uso di cosmetici e di prodotti di bellezza soprattutto da parte delle donne. Nella seconda metà del Settecento si diffusero in tutta Europa, soprattutto in Italia, le riviste femminili. “Il Giornale delle dame e delle Mode di Francia” e il “Corriere delle Dame” cominciarono ad uscire in Italia intorno agli anni settanta e ottanta del Settecento, ispirandosi al modello delle numerose testate francesi apparse nel corso del XVIII secolo.

                  
“Per aiutare le donne a sviluppare i loro “vezzi”, questi giornali si concentravano quindi essenzialmente sull’abbigliamento femminile, ma non trascuravano tuttavia raccomandazioni o ricette, talvolta anche complesse e laboriose, di “Mezzi di conservare la bellezza delle donne” quali belletti, tinture per capelli, ciprie, profumi, paste dentifricie, creme per le labbra, per le mani e contro le rughe.”  Attraverso queste pubblicazioni si contribuì a diffondere molte informazioni non solo sui cosmetici, ma anche sui gusti.

mercoledì 16 novembre 2016

Tony Moly masks

Ciao a tutti, oggi ho finalmente acquistato due maschere viso che bramavo da tempo...
Le tanto osannate maschere coreane del marchio Tony Moly.
La prima, al pomodoro per la luminosità della pelle, la seconda, alle alghe marine, purificante.
Mah... Chissà come saranno...ve lo scriverò in un prossimo post dettagliato.





lunedì 7 novembre 2016

La storia della cosmetica n. 8

L’epoca d’oro per la cosmesi sicuramente è rappresentata dal Settecento, che appare come un periodo di prosecuzione delle tecniche del Seicento, ma rese ancor più innovative ed esasperate. Parigi rappresentava la città nella quale l’uso e l’abuso di cosmetici e di stravaganze nella moda dettò legge, imponendo nuovi must nel settore molto ammirati, invidiati e copiati in tutte le corti d’Europa. Nella corte francese di Luigi XIV, uomini e donne davano sfogo a manie di eccentricità e di protagonismo sfoggiando, look improbabili e bizzarri. La parrucca, già adoperata sia dagli uomini che dalle donne, fu allungata e resa maggiormente voluminosa. I colori delle parrucche passarono dal bruno al biondo o quasi bianco, sulla scia di quelle veneziane, attraverso tinture o prodotti schiarenti oppure semplicemente venivano incipriate. Le parrucche maschili erano incipriate, con i capelli lunghi, legati a coda con un fiocco, oppure raccolti in una reticella. Le parrucche femminili erano delle vere e proprie sculture. Sul capo le signore portavano parrucche altissime, arricchite da nastri, fiori, piume e persino da modellini che rappresentavano mulini a vento, velieri o carrozze che raggiungevano talvolta una tale altezza da costringere le dame ad inginocchiarsi per poter entrare in carrozza. Per quanto riguarda i profumi, anche nel Settecento continuarono ad essere massicciamente utilizzati, tanto che Luigi XIV, per favorire l’espansione del commercio francese dei profumi, garantì alla corporazione dei parfumeurs-gantiers   numerose patenti, promuovendo politiche che favorissero l’espandersi della produzione dei guanti in pelle profumata, saponi e profumi distillati. I profumi erano utilizzati anche quale alternativa al bagno, visto ancora con sospetto sempre per la già citata teoria del corpo poroso. “Il profumo più famoso, sicuramente era l’eau de Cologne creata nel 1709 quale farmaco preventivo della peste, da Gian Paolo Feminis, un barbiere lombardo che aveva lasciato il paese natale per cercare fortuna all’estero, a Colonia. L’acqua di Colonia era costituita da alcool d’uva aromatizzato con le tradizionali erbe aromatiche italiane: neroli, bergamotto, lavanda e rosmarino, ed era chiamata inizialmente “aqua admirabilis” per le qualità medicinali che le si attribuivano. Ben presto questo “farmaco” godette di popolarità presso la corte francese adottato ben presto come profumo. Feminis chiese aiuto perciò ad un suo parente, un certo Giovanni Maria Farina, perché lo assistesse negli affari, e sarebbe stato proprio questi a brevettare la famosa formula dell’ eau de Cologne.”
Il maquillage, parola coniata in questo periodo, riguardava l’applicazione di un fondotinta bianco, detto “cerussa”, composta da biacca di piombo e della cipria. La cerussa era fortemente utilizzata, ma il suo uso prolungato danneggiava profondamente la pelle, provocandone delle evidenti cicatrici. La cipria era, invece, un prodotto tipicamente veneziano, esportato anche in Francia, molto apprezzato dalle dame, da applicare sopra la cerussa per rendere ancora più bianco il viso. La cipria, detta anche “polvere di Cipro”, proveniva per l’appunto da quest’isola che era stata un possedimento veneziano. La sua composizione riguardava principalmente talco e amido in polvere. La cerussa e la cipria costituivano la base-viso del trucco. Sulle guance, oltre che ai nei posticci, era applicato molto fard per renderle colorite. Il rossetto non poteva mancare ed andava a completare il look, delineando labbra sempre più piccole e rosse.
Una delle regine dell’epoca, ricordata quale amante dei cosmetici e della moda ed icona di stile, fu Maria Antonietta (1755-1793). La sovrana, famosa per le sue parrucche, per i bellissimi abiti, ma anche per la sua straordinaria bellezza, incarnava lo stereotipo di raffinatezza e di donna del Settecento.


In Italia, soprattutto a Venezia, centro più elegante dell’epoca, si adoperavano profumi e cosmetici più che in altro luogo ed anche lì, come in Francia, erano presenti i cosiddetti cicisbei, ovvero uomini molto truccati, quasi quanto le donne, che portavano sempre con loro l’indispensabile kit per il trucco: scatoletta con la cerussa bianca, la cipria, il rouge per labbra e zigomi, nonché gli immancabili nei posticci. Venezia, come Parigi, era considerata uno dei centri di maggior produzione e commercio di prodotti cosmetici. Grazie alle colonie (soprattutto quelle ioniche) in suo possesso ed ai rapporti commerciali con l’Oriente, la Serenissima poteva approvvigionarsi delle materie prime necessarie alla produzione di cosmetici e profumi. “Nel corso del XVIII secolo, Venezia produceva ed esportava enormi quantità di cipria e la città era molto attenta a conservare la posizione di preminenza. Il governo della Serenissima Repubblica emanò molti decreti alla fine del XVII e nel XVIII secolo, concedendo monopoli e imponendo tasse sull’importazione. Nonostante la rivale francese ed i numerosi commerci intrapresi dalle varie corti europee, i cosmetici italiani non avevano ancora perso del tutto il loro monopolio. Il rouge brillante detto rouge italiano era utilizzato in gran quantità. Disponibile in dodici diverse sfumature, richiedeva quasi un’ora per essere applicato interamente, e lo si spargeva con un largo pennello non solo sulle guance ma anche sul mento, la fronte, le narici, i lobi delle orecchie, sulle spalle, ed anche sui palmi delle mani e persino tra le dita. Mentre le donne italiane si affidavano più a polveri per il viso dalle sfumature rosate che non rosse, di queste si dice che nel 1781 le donne francesi ne consumassero due milioni di vasetti l’anno!”

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